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Fra i budelli del quartiere goblin viene rinvenuto un cadavere. La notizia non desterebbe stupore se non si trattasse di un elfo, travestito come un umano. Il capitano Lukkar Montego, dell'Ordine della Guardia, viene incaricato di indagare sull'omicidio. Un compito delicato che deve gestire tenendo conto dei difficili rapporti fra le razze. Le guerre sono finite da pochi anni e il Consiglio dlle Razze cerca di mantenere la pace sul mondo di Crocicchio. Il capitano Montego si addentra nei labirinti della brutale teocrazia goblin, trovando ottusi sacerdoti e reticenza a sbarrargli il passo, mentre gli elfi attraversano il Portale della Luce con un grosso esercito. I goblin non sono da meno: a centinaia attraversano il portale che collega Crocicchio al loro mondo, schierando un esercito pronto a contrastare quello elfico. Sembra proprio che il sangue tornerà a scorrere: la minaccia della guerra incombe e Lukkar Montego ha poco tempo per trovare il colpevole e scongiurare il conflitto.
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Il tempio maggiore era un imponente edificio a pianta esagonale. Quattro torri anch'esse esagonali circondavano il corpo centrale, che si protendeva in quattro cunei simili a propre di barche, sfregiate da alte finestre dalle volte a sesto acuto. Ogni volta era istoriata dai brutti grugni dei loro déi. Al centro di tutto sorgeva la torre principale, naturalmente a pianta esagonale: finiva in una piattaforma sovrastata da tre rostri ricurvi, che ricordavano gli artigli dei goblin. Sulle cinque piattaforme stavano altrettanti gong e sulla parete della torre centrale file di diapason si arrampicavano dalla base alla sommità. Ai lati dell'ingresso due sauri rampanti: i primi nati, Khaura e Atràm. Nel mondo da cui provenivano i goblin due forme di teocrazia si erano massacrate come bestie feroci per secoli. Khauraiti contro Atràmiti, ognuno attribuendo il merito della creazione dei goblin alla propria divinità. Poi i preti avevano capito che era meglio unirsi in un'unica forma di potere assoluto.
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