Intervista alla Libertà - 25 Gennaio 2005
Laura è infelice: single, lavora come commessa e orbita
attorno alla famiglia della sorella che ha due bambini e un marito che
spesso allunga le mani sulla cognata. Ma un giorno le cose sembrano
cambiare: incontra un uomo affascinante, che le parla di un gruppo che può
cambiarle la vita. E una nuova vita in effetti inizia: ma da un inizio da
sogno presto si trasforma in incubo.

Questo è l'incipit del romanzo Setta bugiarda che verrà
presentato martedì 25 gennaio alle 17.30 alla libreria Romagnosi di
Piacenza, dall'autore Umberto Maggesi, 34enne milanese che ha fatto ricerche
accurate sul mondo delle sette che oggi proliferano in Italia e a cui non è
estranea nemmeno la nostra realtà piacentina.

Partendo dalla vicenda narrata nel suo romanzo, gli chiediamo
di spiegarci qualcosa di più del mondo occulto delle sette.
Perché la setta è definita bugiarda?
«Perché di per sé la setta non è qualcosa di negativo: è un
gruppo che si discosta dalla dottrina generale. Quella che racconto è invece
una delle tante sette cosiddette "distruttive" che annientano la personalità
dell'adepto. Le premesse sono bugiarde e l'uscita dalla setta è preclusa».
Conosce qualcuno rimasto coinvolto in una setta?
«Niente autobiografia, è una problematica che ho incontrato in
maniera casuale e che mi ha spinto a fare ricerche per un anno e mezzo,
setacciando i forum su Internet dove ci sono testimonianze di chi è riuscito
ad uscire dalle sette, e confrontandomi con gli psicologi del recupero che
riprogrammano i fuoriusciti dalle sette».
Esiste un identikit degli adepti?
«Il vero tratto comune è il momento di crisi che ognuno di
loro sta attraversando. I reclutatori intervengono proprio in questo
momento. Sono abili: usano tecniche di vendita raffinate e spinte».
Come individuano una persona debole?
«Ci sono metodi sistematici: Scientology si procura i
nominativi degli studenti all'ultimo anno di università, notoriamente anno
di passaggio, e poi avvicina i ragazzi. Il proselitismo si fa a tu per tu,
occhi negli occhi. Un altro bacino di potenziali adepti lo si trova nei
tabulati degli avvocati divorzisti. In Italia, per fare un altro esempio,
c'è un'associazione che ti promette di liberarti dalla droga, in realtà è
una società fantasma di Scientology».
Quale interesse c'è a fare proseliti?
«Soldi: una volta dentro, fai dei corsi e li paghi. Ci sono
passaggi successivi: dapprima un livello di curiosità che ti fa partecipare
a corsi dove ti possono fare imparare a comunicare. E questo livello ti
galvanizza, come accade alla mia protagonista. Altra tattica è il cosiddetto
"bombardamento d'amore": ti fanno entrare in una stanza, dove tu non conosci
nessuno, ma tutti ti abbracciano e ascoltano».
Ma il sogno dura poco: cosa accade dopo?
«I corsi si intensificano: ti prendono soldi e tempo libero.
Ti fanno scattare il meccanismo dell'isolamento. Puoi arrivare anche a
lasciare il lavoro. Ci sono stadi diversi: all'inizio hai un lavoro esterno;
poi invece entri a far parte dello staff e lo lasci».
Come è possibile che una persona non riesca a risalire dal
vortice?

«Si gioca molto sull'opposizione noi - loro, per cui chi è
dentro la setta è indotto a pensare che tutti fuori lo odiano. Ci sono
metodi per ridurre il raziocinio, come la privazione del sonno o la mancanza
di programmi che scandiscano la giornata. Capita anche a Laura che la
sveglino con un allarme, poi la facciano meditare, e poi ancora correre,
senza alcuna regolarità».
Come uscire?
«Fondamentali sono i familiari che non devono giudicare ma far
ragionare la persona. E anche far sapere cosa succede all'interno di questi
gruppi, è importante: io per farlo ho scelto di scrivere un romanzo».
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