Il ministro Verrenei espirò a lungo, aveva i palmi sudati nonostante l’ufficio fosse tenuto rigorosamente a diciotto virgola cinque gradi centigradi, anche la fronte era imperlata da numerose goccioline, gli occhi azzurri affogavano in un mare di preoccupazione. La bestia della paura rodeva le sue viscere con piccoli denti aguzzi. A vederlo da fuori non si sarebbe detto, pareva calmo, a beneficio delle web cam che puntavano la sua scrivania, anni di addestramento avevano forgiato una corazza esterna impenetrabile allo sconquasso del suo mondo interiore. A ogni modo i giochi erano fatti, la sua proposta di legge digerita dall’enorme sistema amministrativo era già disponibile in Rete, completa della sua rotondeggiante firma. Si buttò contro lo schienale della poltrona che ubbidiente si deformò per seguire le linee del suo busto, già immaginava solerti cittadini a formare Comitati di Controllo, le mani ebbero un tremito, un guizzo nervoso che gli percorse tutto il corpo. L’uomo pescò una scatola dalla tasca della giacca, scelse due pastiglie e le infilò in bocca, gesti automatici che non lo distrassero minimamente dai suoi pensieri paranoici. Era sempre così, a ogni disegno di legge, emendamento, scelta di campo. Dai moti del 2018 fare politica era diventato un affare complicato e pericoloso. Le leggi sulla coercizione non lasciavano spazio ai vecchi trucchi, in realtà non lasciavano spazio a niente. Il ministro soffiò un altro sospiro, abbandonandosi ancora di più allo schienale di polimero dinamico. Le pillole stavano facendo effetto, stendendo sul suo corpo un velo di calma, le mani smisero di tremare, il cuore rallentò i battiti sistemandosi a un ritmo regolare, la bestia della paura smise di rosicchiare, andando a sciogliersi in una diffusa calma. Ma la mente non poteva essere fermata. Il ministro Paolo Verrenei proveniva da una famiglia legata alla politica da generazioni, ci era scivolato dentro in maniera non troppo intenzionale, più che altro guidato dai piani inclinati delle scelte di suo padre e suo nonno e dalla sollecitazione dei finanziatori, che dalla sua famiglia aspettavano protezione e complicità in cambio di regalie sotto varia natura. Purtroppo le cose erano cambiate notevolmente dai tempi di suo padre. Le contestazioni nelle piazze si erano fatte via via più pericolose, dai black bloch si era passati ai pyro bloch, poi ai dynamit antagonist, due nomi che rievocavano città in fiamme, forze dell’ordine assediate, questure assaltate con dinamite, era intervenuto l’esercito e qualcosa ancora si era potuto contenere, dopo di che erano arrivati i berserker, cittadini con preparazione militare, veri e propri eserciti che avevano beneficiato dei tanti mercenari generati dalle guerre e guerriglie nel Mondo. A quel punto avrebbe potuto essere guerra civile, ma le sorprese non erano finite, i bassi gradi di esercito e polizia, e per la verità anche parecchi alti ufficiali, avevano deposto le armi, stufi di farsi ammazzare per proteggere una casta politica autoreferente e parassitaria, avevano scelto di appoggiare le contestazioni. Poi erano arrivate le Leggi di Coercizione Politica, automaticamente il suo sguardo andò al bracciale che stringeva il suo polso destro, un localizzatore satellitare, intercettatore di telefonate e conversazioni. Sull’ampia piastra in acciaio era inciso: Al servizio del cittadino Reintegrata la pena di morte per i delitti più gravi, i parlamentari erano drasticamente diminuiti, un fuggi fuggi dalle poltrone aveva portato il parlamento a cinquanta deputati e venticinque senatori. Verreneni si alzò dalla sedia, cercava di pensare ad altro, ma la mente tornava ossessiva a ciò che avrebbe potuto succedere se qualche Comitato di Cittadini avesse provato che il suo disegno di legge non rispettava il punto uno delle Leggi di Coercizione Politica: “Qualsiasi iniziativa posta in essere da un politico, deve essere orientata al miglioramento della condizione economico/sociale della maggioranza dei cittadini e rappresentare il minor costo possibile per la collettività” Terribilmente semplice, spaventosamente essenziale, finito il teatrino dei partiti, finito il tempo dei privilegi, ora c’erano solamente i politici contro la massa di cittadini esigenti. In dodici anni aveva passato decine e decine di notti insonni, rigirandosi nel letto tormentato dall’idea che qualche oscuro Comitato trovasse la magagna in un provvedimento firmato da lui. Le variabili erano infinite, si controllava e ricontrollava ogni cosa, si cercava di prevedere tutto e le conseguenze di ogni più piccolo emendamento, ma qualcosa poteva sfuggire sempre. Il ministro Verrenei strinse i denti, l’ufficio stava diventando soffocante, avrebbe voluto uscire e magari farsi una bella corsa in aeromobile, ma mancavano due ore alla fine della giornata lavorativa, il bracciale avrebbe segnalato la sua uscita anticipata. Già immaginava le decine di email che gli chiedevano di giustificare quelle due ore. Sospirò nuovamente, il nervosismo si stava allargando dentro di lui, entro breve le mani si sarebbero messe a tremare nuovamente. Il velo di calma chimica era stato infranto, ma non poteva prendere altre pastiglie, il bracciale l’avrebbe tradito, rischiava di essere etichettato come tossicodipendente, rimosso dalla carica e spedito direttamente in un centro di riabilitazione, senza neppure passare da casa. Ci pensava spesso alla possibilità di mollare tutto, molte volte aveva dettato al fono la sua lettera di dimissioni, ma poi? Privato del generoso stipendio e delle aggiunte dei finanziatori, sarebbe stato costretto a trovare un lavoro normale. Dopo aver provato il vertice, anche con tutte le limitazioni del momento, come fare ad adattarsi? Qualcuno ce l’aveva fatta, qualcuno era tornato indietro, ma non lui. Un brivido gli percosse il corpo, la bestia della paura se la ghignò come a dirgli: “te l’avevo detto, ora che non mi hai ascoltato sono affari tuoi”. La sua legge sugli assegni famigliari era stata un azzardo, un irresponsabile salto nel buio. L’aveva difesa cercando dimostrare che i figli sono sostegni alla famiglia proiettati nel futuro, per cui gli assegni famigliari erano stati tolti. Già la faccenda stonava a lui, figuriamoci al resto della cittadinanza. Ma c’erano da trovare soldi, se i finanziatori avessero tirato fuori un solo Euro, lui si sarebbe ritrovato a fare il barbone per le strade. Preso dal panico tornò alla scrivania, lo schermo del computer venne proiettato sulla parete, fece un veloce controllo scoprendo che duecentotredici Comitati di Cittadini si erano formati per contestare la sua legge, sentì il sangue che gli scivolava fino ai piedi. Duecentotredici! E la sua proposta di legge era stata inoltrata da poco più di un’ora. Il panico allungava dita gelide dentro di lui, andando a stimolare i recettori e solleticando la preoccupazione che s’ingigantiva sempre di più. La bestia della paura si mosse indolente dietro la chimica, sapeva che stava arrivando il suo momento. Gli tornò in mente Augusto, uno dei pochi amici che si era fatto in quel sordido ambiente, dove tutti erano contro tutti, pronti a vendere un collega pur di non finire alla gogna. Augusto Gentiloni aveva promosso la legge che portava il suo nome, a favore della ricerca e dell’industria, la spinta sociale era stata immediata, per due anni era sembrato andare tutto bene, poi un Comitato di Cittadini aveva presentato uno studio che dimostrava che i costi sarebbero gravati sulle famiglie a reddito medio basso, senza portare un reale guadagno o miglioramento delle condizioni di vita. Augusto si era fatto prendere dal panico, utilizzando un laser si era tolto il braccialetto e aveva provato a scappare. Lo avevano trovato a Livorno che tentava di imbarcarsi sotto falso nome, la folla l’aveva lapidato molto prima che la polizia fosse riuscita a intervenire, oppure pensava realisticamente Verrenei, la polizia aveva appositamente rallentato l’intervento. Si alzò nuovamente il ministro Verrenei, cercando di sciogliere la tensione in lunghe falcate per lo stretto ufficio. Nessuno lo aveva chiamato, brutto segno, in generale i colleghi prendevano le distanze da uno che aveva sbagliato un azzardo, non avrebbe trovato solidarietà fra di loro, nemmeno fra i tecnici cui aveva commissionato lo studio. La seconda legge sulla Coercizione dice chiaramente che il ministro firmatario è l’unico responsabile. Quante volte si era detto ma chi me lo ha fatto fare? Quante notti aveva passato senza riuscire a chiudere gli occhi dalla preoccupazione di finire in galera o peggio? La bestia aveva di nuovo preso a grattare il suo stomaco ulcerato, sospirò cercando di rimanere impassibile, grossi rivoli di sudore percorrevano la sua faccia. “Accidenti!” Disse alla stanza, per impallidire subito dopo, il microfono era collegato via Rete, chiunque nella Repubblica poteva sentire cosa si diceva lì dentro. Si terse il sudore dalla fronte, la bestia della paura ci stava dando dentro alla grande, unghie e denti, la mano destra corse alla tasca con le pillole, movimento improvviso, subito bloccato dall’ultimo barlume di autocontrollo. Nuovamente sulla sedia, ora i Comitati Cittadini per il controllo della 206/2023 era duecentottantacinque! Non doveva perdere la calma, si disse, per la miseria mica potevano accusarlo di concussione con la mafia, lì sì che c’era da rischiare la pena di morte. Erano almeno due anni che non si giustiziava più un ministro, adesso filavano quasi tutti diritto o comunque stavano bene attenti. Tu sei stato bene attento? Gli disse la bestia della paura. Gettò un’occhiata al microfono, il led verde si accese pronto. “Nada chiamami l’ingegner Terraneo e il dottor Visconti, mettici in conferenza. “Subito ministro” Rispose la cinguettante voce della segretaria. Gli era venuta voglia di ricontrollare tutto. Troppo tardi cocco. Chiosò la bestia della paura, i dentini aguzzi pulsavano nelle sue viscere, esplodendo lampi di dolore bruciante. Nella testa scorrevano scenari terribili, la confisca dei beni, mobili e immobili, congelamento dei conti, lui sbattuto per strada a cercarsi un lavoro, la sua foto che girava per la Rete, la sua bella moglie che prendeva armi e bagagli e spariva dalla sua vita. Ma poteva andare peggio, molto peggio, fortunatamente il cicalino interruppe la voragine di pensieri negativi che si stava spalancando sotto i suoi piedi. “Sì? “Mi dispiace onorevole, l’ingegnere e in riunione e il dottor Visconti è fuori sede e irrintracciabile. “Va bene, lascia dei messaggi” Simulò contegno ma dentro rodeva, lo stavano abbandonando tutti, sentivano già la puzza di cadavere. Chissà quanta gente si era collegata alla telecamera e lo stava osservando giusto in quel momento. Il suo nome doveva essere molto popolare, immaginava già forum pubblici, chat, un formicolare di notizie al suo riguardo e previsioni catastrofiche. Volti invisibili, occhi famelici, sguardi che lo seguivano fin dal giorno della sua elezione. Usò una salvietta per tergersi il sudore, fingeva di controllare dati al computer, mentre pensava febbrilmente alla strampalata teoria che sosteneva la 206/2023. Cozzò contro dati che conosceva a memoria, rapporti che aveva letto e riletto negli ultimi quattro mesi, il dolore unghiuto e puntiforme si fece più forte, le viscere bruciavano. Più di mezz’ora all’uscita. Tornò a fissare il microfono, luce verde accesa. “Nada? “Sì ministro. “Prova a richiamare Terraneo e Visconti. “Subito. Momenti di attesa, vuoto su cui la sua mente terrorizzata infilava visioni di disgrazia, prigione, isolamento. Si vedeva umile e sconfitto girare per le strade alla ricerca di un lavoro. “Mi dispiace, ma sono ancora irraggiungibili. “Certo, non c’è problema” Masticò bile amara per qualche minuto ancora, poi scattò afferrando la borsa e la giacca, infilò la porta ignorando il suo mezzo di trasporto aereo. “Nada io esco, ci vediamo domani” Gli tremava la voce, la sua segretaria sembrò non accorgersene, era brava a recitare. “Buona serata, a domani. L’ascensore lo portò dal trentaquattresimo piano a terra in cinque secondi. Non gli capitava spesso di camminare in mezzo alla gente, le aeromobili si spostavano molto più velocemente nel traffico di Roma. Scese la rampa per la metropolitana, voleva andare fuori città, un po’ di silenzio e prati verdi. La metropolitana era nuovissima, dopo le devastazioni del 2018 era stata ricostruita, ampliata e resa più confortevole, ben quattrocentoquindici Comitati di Cittadini avevano controllato e ricontrollato i costi, arrivando a risparmiare milioni di Euro. Era stato l’anno in cui suo padre aveva lasciato la politica, contava di guadagnarci parecchio dalla ristrutturazione e invece si era ritrovato con un pugno di mosche, incatenato dalle Leggi di Coercizione. Le stelle si mostravano limpide contro il velluto del cielo, uno spettacolo che Sandro Verrenei non aveva occasione di vedere spesso. Si allontanò dai palazzi e dalle strade. Si allontanò dalla gente verso il buio della campagna. Non stava scappando. Lo ripeteva ossessivamente alla bestia della paura. Quella presenza che era dentro e dietro di lui. Giurava e spergiurava che era solo una passeggiata, anche se le gambe correvano sempre più veloci. La bestia della paura sogghignava, aveva tempo, lo avrebbe raggiunto coi suoi milioni di volti, di sguardi e di mani. Lo sapeva bene il ministro Paolo Verrenei, ma non smise di correre.
Pubblicato sulla rivista Inchiostro N°3/4 Settembre/Novembre 2007
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